Vivere d'arte

Ho fatto un sogno…

By 11 de Novembre de 2021 No Comments

Ho fatto un sogno pazzesco…eravamo tutti passeggeri di un tempo in cui le persone avevano perso parte del loro volto – solo gli occhi sono rimasti per dimostrare gioia, tristezza, paura, sorpresa – perché c’era una pandemia mondiale che ha fermato il pianeta e cancellato i volti delle persone, ha cancellato anche un sacco di persone.

Tutti erano isolati nelle loro case ad affrontare i loro fantasmi…per quelli più fortunati , c’era era solo la noia, per i meno fortunati, c’era la fame.

Le persone isolate tendono a creare cose, sia per il bene che per il male…

Possono creare intere orchestre dal balcone degli edifici, con persone che non hanno mai visto prima.

E possono creare paranoia.

Le prime sono accadute di più all’inizio, e sono arrivate accompagnate da manifesti con frasi positive e disegni colorati.

Le seconde cominciarono ad accadere poco dopo che la gente scoprì che fare il pane a casa non avrebbe impedito il loro crollo emotivo.

C’è stata la paranoia della produttività.

C’è stata la paranoia della solitudine.

C’è stata la paranoia di sollevare il tappeto (e vedere tutto ciò che si era nascosto sotto).

C’era un sacco di paranoia in tutto il sogno…

C’erano feste per bambini senza ospiti, c’erano incontri di famiglia in videochiamata, c’erano persone che si abbracciavano con in mezzo barriere di plastica.

E come sono fantasiosa (i miei sogni sono sempre esempi di surrealismo), oltre alla pandemia c’erano crisi umanitarie, crisi politiche, crisi etiche…è stata un’orgia di crisi!

Tutti insieme e mescolati.

Ed eravamo lì, cercando di mantenere la sanità mentale…sempre più scarsa.

Ma i peggiori sono stati i cancellati…ce n’erano molti, ogni giorno.

La gente che in un minuto era lì, con la sua famiglia, i suoi amori, nel minuto successivo era cancellata, da sola e per sempre.

Ah, e c’era una specie di gara di dolori…quale dolore vale di più? il mio o il tuo? E la misura era la quantità di ‘like’ nei post sui social (pensa te, che follia, meno male che è stato solo un sogno).

Ciò che ha aiutato molto è stata l’industria della moda dicendo che aveva approvato il nuovo outfit, che ora era bello trascorrere la giornata in pigiama o tuta …oplà, che sollievo, che tragedia sarebbe essere ‘cringe’.

Ma il , vero aiuto , lo ottenevamo dall’arte…questa si! I più fortunati avevano piattaforme digitali per ascoltare milioni di canzoni e podcast, nuovi libri da leggere, una varietà di film disponibili in streaming, visite virtuali ai musei di tutto il mondo… l’arte salvava molte persone dalla pazzia.

E stranamente – allo stesso tempo questa stessa arte – subiva attacchi storici e sconfitte nel mio Paese.

A proposito, nel mio sogno il mio Paese soffriva così tanto…guardavo da lontano quello che stava succedendo lì, e quanta tristezza ho sentito, che voglia di svegliarsi di quel bruto sogno.

Ma il sogno continuava, ed altri Paesi apparvero con altre disgrazie, con persone in fuga, su barche e aerei.

Dovrei chiamarlo un incubo, non un sogno…Non lo faccio solo perché, in quel frullatore umano, sono successe cose così belle, che hanno fatto contrasto con tutta quella tragedia.

Perché c’era trascuratezza, ma cera anche un’ondata di solidarietà ed empatia.

Perché c’era rottura, ma c’era anche riunione e riscoperta.

Perché c’era paura, ma c’era anche tempo di giocare per terra con i bambini , come non era successo prima d’ora.

Mai, niente, è lineare.

Mi sono svegliata la mattina, ma ho paura che tornando a dormire il sogno continui…Dio non voglia!

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